Per non morire di troppa prudenza. GAStretto e Magnolia all’assemblea “Le mafie restituiscono il maltolto”.

Il 1 marzo 2014 abbiamo partecipato all’assemblea indetta da Libera a Roma sul tema dei beni confiscati “Le mafie restituiscono il maltolto”. In una piovigginosa giornata romana, si sono riuniti al Campidoglio soci dei comitati territoriali di Libera, associazioni e cooperative che hanno in gestione beni confiscati in tutta Italia. Dal momento che, assieme all’associazione Magnolia, siamo beneficiari da tre anni di un bene confiscato alla ‘ndrangheta, eravamo presenti e vogliamo condividere alcune impressioni nate nel corso della giornata.

Primo e decisivo passo dell’incontro è stata la riflessione sulla legge 13 settembre 1982 n. 646 detta Rognoni-La Torre dal nome dei suoi creatori. La legge riconosceva il reato di associazione mafiosa come fattispecie giuridica, e Rognoni e Franco la Torre – figlio di Pio La Torre – hanno ricordato come, già allora, essa mettesse in luce quei problemi che oggi sono noti a chi gestisce beni confiscati. Queste realtà del terzo settore e dell’impresa, lottano contro la stessa definizione di mafia espressa data da Pio La Torre: un fenomeno delle classi dirigenti basato su una perenne ricerca del collegamento con il potere politico; un insieme di potere legale ed extralegale supportato da inefficienza della pubblica amministrazione, clientelismo e corruzione che da sempre hanno indotto il cittadino a farsi giustizia da se.

Sulla stessa frequenza si è posto l’intervento di Don Ciotti che ha ribadito quanto sia necessario aggiornare la legge sui beni confiscati perché questo resta lo strumento più valido per aggredire i beni mafiosi. Non solo leggi da aggiornare e corruzione istituzionale: il problema principale siamo anche noi, possibili “cittadini a intermittenza”. Pensiamo come, Don Ciotti che bisogna dare concretezza non solo all’impegno antimafia in se, ma ad un coinvolgimento civico in senso lato utile a ribaltare una situazione che risulta inaccettabile in un paese come il nostro segnato da un alto tasso di disoccupazione, analfabetismo di ritorno e dispersione scolastica presente.

Rispetto al tema principale dell’assemblea, il fondatore di Libera ha sottolineato che è necessario dotare l’agenzia nazionale di più personale, utilizzare le risorse in maniera oculata e, soprattutto, avere il coraggio e l’intenzione politica reale di ribadire il valore sociale e politico del riutilizzo dei beni confiscati.

Nel pomeriggio ci sono state alcune sessioni tematiche. Abbiamo partecipato ad un interessante incontro dal titolo Dallo start-up al credito: il sostegno alle buone pratiche di riutilizzo dei beni confiscati nel corso del quale è si è parlato tra le altre cose del Fondo Unico Giustizia, un paniere dove affluiscono tutti i soldi sequestrati alle mafie. Come sottolineato da Francesco Menditto, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lanciano, il FUG contiene circa un miliardo di euro e due miliardi di titoli che sono bloccati per una scelta politica basata su un criterio prudenziale. Di questo fondo si usa al momento solo il 6% ma, pur rispettando la prudenza della ragion di stato, questa percentuale potrebbe essere alzata al 30%. Per il procuratore Menditto ci sono due mondi: quello del coraggio di chi osa per ottenere risultati e quello della prudenza fine a se stessa.

 

Dal momento che chi gestisce un bene confiscato diventa attore politico, economico e civile, anche le associazioni Gastretto e Magnolia vogliono dimostrare di far parte del mondo dei “coraggiosi”. Vogliamo osare e usufruire realmente del bene che è stato restituito dalla criminalità organizzata alla società civile che noi, nel nostro piccolo, rappresentiamo.

 

Vogliamo osare perché, come ha detto Don Ciotti, di troppa prudenza si può morire.

 

Patrizia Riso in rappresentanza delle associazioni culturali
GAStretto e Magnolia